Nel settimo centenario della morte di Dante Alighieri, Cred’io ch’ei credette ch’io credesse è un volume corale che sceglie una strada originale: non la celebrazione accademica, ma il dialogo vivo con il poeta e il suo mondo.
Curato da Gianfranco Blasi e Novella Capoluongo Pinto, il libro raccoglie poesie, racconti, dialoghi e saggi di autori diversi, chiamati a “attualizzare” Dante in modo responsabile e creativo. Ne nasce un mosaico di voci che attraversa la Commedia e la vita reale del poeta, esplorandone relazioni, assenze, personaggi marginali o solo accennati, fino a immaginare incontri impossibili e scambi di opinioni tra il Trecento e il presente.
Le pagine ospitano racconti verosimili su figure come Gemma Donati, Antonia, Guido Cavalcanti, Paolo e Francesca, accanto a dialoghi immaginari con Dante stesso e con altri protagonisti della sua epoca. La libertà narrativa si accompagna sempre a un profondo rispetto storico e culturale, trasformando le lacune biografiche in spazi di immaginazione consapevole.
Il volume è arricchito dalle illustrazioni originali di Alberto Barra, che interpretano visivamente i testi, e dai commenti poetici di Andrea Galgano, creando un intreccio tra parola e immagine. In chiusura, un saggio critico di Gianfranco Blasi – L’ideale politico di Dante fra Platone, Petrarca e Machiavelli – offre al lettore una solida cornice filosofica, storica e politica.
Un libro pensato per chi ama Dante, ma anche per chi desidera riscoprirlo da prospettive nuove, intime e sorprendenti: non come monumento, ma come interlocutore ancora vivo.





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