Presentato a Bari il volume di Andrea Lo Sasso, con l’Associazione Global Shapers Bari
C’è un filo che lega l’intelligenza artificiale alla nostra più antica forma di intelligenza: quella umana. È il filo che Andrea Lo Sasso prova a intrecciare nel suo libro “Intelligenza Artificiale. Parlando di AI, parlando di noi”, pubblicato da Universosud Edizioni e presentato lunedì 27 ottobre nella Sala Consiliare del Comune di Bari.
L’evento, moderato da Giulio Albano, ha visto la partecipazione di una pluralità di voci:
Roberto Bellotti, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Bari;
Cristiano Carrus, Amministratore Delegato di BdM Banca;
Cesare De Palma, Education Confindustria Puglia;
Giulia Iacovelli, Direttrice della Fondazione Giulio Deangeli;
Giovanna Iacovone, Vicesindaca del Comune di Bari;
A tirare le conclusioni della presentazione, Manuela Stefanelli di Universosud Edizioni.
Un dialogo tra accademia, impresa, politica e cultura per raccontare come l’IA non sia solo una tecnologia, ma un territorio umano da esplorare insieme.


Un libro che costruisce ponti tra umano e digitale
Come editrice Universosud, siamo orgogliosi di aver pubblicato un volume che, come pochi altri, riesce ad abbattere i muri dei tecnicismi per portare una cultura del digitale e dell’intelligenza artificiale accessibile a tutti.
In un’epoca in cui “there is an AI for that” sembra essere la risposta a qualsiasi domanda, un libro torna a ricordarci la funzione più profonda della cultura: interpretare, non solo usare.
La psicologia ci insegna che troppe opzioni generano affaticamento decisionale. Il nostro cervello alterna due sistemi: uno rapido, intuitivo, impulsivo; e uno lento, critico, riflessivo. Ecco: leggere, discutere, confrontarsi è ciò che tiene allenato quel secondo sistema.
Questo libro è esattamente questo: un esercizio di senso critico dentro l’era dell’automazione.
Oltre la paura: la coscienza umana è irriducibile
Spesso l’approccio all’IA nasce dalla paura. La paura di essere sostituiti, esclusi, superati.
Ma, come ricorda Lo Sasso nella sua intervista uscita sulla Gazzetta del Mezzogiorno, l’intento del libro è opposto: “aiutare le persone a prendere confidenza con l’IA, senza timori e senza illusioni”.
E qui entra in gioco una riflessione più profonda, ha evidenziato Manuela Stefanelli:
“Il fisico Federico Faggin, inventore del microprocessore, nel suo volume “Irriducibile” scrive che la coscienza umana non potrà mai essere ridotta a calcolo. L’IA elabora simboli, ma non vive esperienze.
Ecco perché nessuna macchina potrà sostituire la nostra capacità di dare senso, creare significato, provare emozioni.”
Sedersi insieme a parlare di IA attraverso un libro, come abbiamo fatto oggi, è già un atto di consapevolezza culturale.
L’IA come estensione dell’uomo
Marshall McLuhan, teorico della comunicazione, descriveva l’uomo come un essere “protesico”: inventa strumenti che amplificano le sue capacità. La ruota ha esteso i piedi, la scrittura la memoria, l’IA estende oggi il pensiero.
Il punto non è temere lo strumento, ma imparare a guidarlo.
Chi lavora nella comunicazione – e in qualunque ambito creativo – lo sa: l’IA può velocizzare i processi, ma non sostituire l’intuizione, la visione, la regia. Come avere una Panda o una Ferrari: la differenza non è nel mezzo, ma nella patente, nel rispetto del codice della strada e nella coscienza con cui si guida.
Perché dietro ogni output serve ancora una mente che sappia leggere il contesto, un’etica che orienti le scelte, una responsabilità che tenga insieme l’umano e il tecnologico.Manuela Stefanelli
Dalla tecnica alla cittadinanza digitale
Il libro di Lo Sasso non è un manuale tecnico, né un pamphlet allarmista: è un invito alla cittadinanza digitale consapevole.
L’IA non va adorata né temuta, ma capita.
E la cultura, ancora una volta, è il mezzo più potente per farlo.
Se l’IA è un’estensione dell’ingegno umano, allora il nostro compito è scegliere come usarla.
Questo volume ci aiuta a farlo, riportando il dibattito dentro la nostra quotidianità: non tra algoritmi e codici, ma tra persone e valori.
Perché parlare di Intelligenza Artificiale, in fondo, significa sempre parlare di noi.




